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Eva Mon Amour

Nudi alla meta

L’uscita del singolo Indi, seguita da quella dell’album Senza Niente Addosso, segnano l’esordio ufficiale degli Eva Mon Amour nel panorama musicale italiano. Nata come naturale evoluzione dei Cappello a Cilindro la band ha subìto una trasformazione strutturale e stilistica per evolversi in una nuova identità musicale. Abbiamo raggiunto telefonicamente il tastierista Matteo Scannicchio che ci ha parlato dei recenti cambiamenti, del cd e di altro ancora in una lunga, a tratti bizzarra, intervista.


Mi raccomando Matteo, niente risposte brevi e sappi che io le stronzate non me le bevo. A proposito, ma un titolo così tarantiniano a chi è venuto in mente?
(ride, ndr) Al cantante, Emanuele. In generale, accade spesso di muoversi in una bella chiaccherata che poi, però culmina in quella frase che di per sé dice tutto da sola.

Cominciamo con una facile. Perché avete deciso di inserire una bonus track?
Così! Era una canzone diciamo dell’ultima ora. L’abbiamo fatta pochi giorni prima di finire il disco e quindi abbiamo pensato di inserirla come ultima chicca. Un regalino, insomma. Tra l’altro, nei concerti sta prendendo sempre maggiore risalto perché ci piace suonarla. Adesso apre i live.

Avete dichiarato «Eva Mon Amour deriva dal nostro pezzo Senza niente addosso, che poi è EVA abbreviato». Non essendo lapalissiano il passaggio dal titolo all’abbreviazione ti chiedo: una cosa più intuitiva vi faceva schifo?
No, alla fine ci piaceva la sonorità e anche l’idea di citare Eva che è stata la prima donna che ha fatto una scelta autonoma, nel bene e nel male. Anzi, stiamo ancora cercando di capire se ha fatto la cosa giusta.

Data la premessa, la romantica definizione che vi hanno affibbiato su molti articoli ovvero: «Eva Mon Amour, un nome che evoca l‘amore in senso totale, l’amore per la prima donna che è stata oggetto d’amore per un uomo. L'amore per la prima persona che ha preso una decisione indipendente. Un amore in tutte le sue sfaccettature» non è solo una frescaccia. Qual è la definizione giusta?
(ride, ndr) In pratica, sia l’abbreviazione di Senza niente Addosso sia questa spiegazione sono esatte. Abbiamo fatto un ragionamento intorno al nome e al concetto dell’amore per la prima donna. È un nome che è nato in modo istintivo. Un giro di cose, l’amore per l’amore. In pratica, un intreccio dove ognuno può scoprirvi il proprio filo per sciogliere il bandolo della matassa.

Ma poi, in tutto questo, Adamo che ruolo ha? E il serpente? C’è ancora posto per loro nella vostra musica?
(ride, ndr) Adamo guarda Eva che sceglie. La lascia davanti agli occhi degli spettatori. Intendiamoci, l’uomo è spettatore, ma non è passivo altrimenti saremmo come negli anni trenta in Germania. Il serpente ci deve stare per forza. Deve vibrare e strisciare nella musica e in ogni forma artistica in cui si ruba dalla realtà e dalla vita di tutti i giorni, dove il peccato c’è sempre.

L’album è stato registrato in presa diretta. Perché questa scelta?
Perché ci è piaciuto moltissimo l’idea di poter mantenere le stesse vibrazioni dei live anche nella registrazione dell’album. Ci siamo messi a nudo davanti al nostro pubblico e ci siamo raccontati con immediatezza. Volevamo che si percepisse anche il sudore di quando si suona dal vivo.

Una curiosità: perché inserire una canzone con il titolo in inglese se poi il testo è completamente in italiano? A questo punto non era più originale scriverlo in lingua maya?

(ride, ndr) La frase «See you Soon» è diventata gergo comune. E poi è difficile distinguere l’italiano da ciò che non lo è. Oggi, nel linguaggio moderno si sta sviluppando una commistione linguistica e culturale molto serrata, sta nascendo un nuovo tipo di linguaggio attraverso internet e l’era dell’informatica, quindi, non abbiamo pensato di fare una distinzione.

Della canzone E diventano anni cito testualmente: «E diventano rogne da masticare col pane». Quando la band ha perso il sax e la tromba , quanto pane farcito di rogne avete masticato?
Mah, non tantissimo alla fine. Non è una forma di rancore nei loro confronti. È una descrizione reale dei fatti: quando si cambia, si prendono delle decisioni, da cui derivano delle responsabilità e alle volte si incontrano delle rogne da masticare con il pane. Alle volte.

Sbircia pure sembra riferirsi alla droga. Se uno sbirciasse dentro di voi, cosa troverebbe?
Sì, la canzone parla della droga appunto. Dentro di noi? Tante belle cose (ride, ndr). Ci può stare di tutto è un gran bazar dove ci sono bancarelle di tanti tipi senza andare oltre e mantenendo un’estrema capacità di controllo. Ed è questa la cosa bella.

In Bene o Male dite: «Bene o male ci potremo accontentare di un tavolo, due sedie, una bottiglia e un vaffanculo tanto per iniziare». Cos’è una dedica agli ex membri del gruppo?
No, no, assolutamente. È proprio che bisognerebbe nella vita di tutti i giorni, sedersi e mettere in chiaro le cose. Fermarsi e respirare. Alla fine, anche in questa canzone è presente quello che poi è un po’ il filo conduttore dell’album: parlare chiaro senza ipocrisie. L’ipocrisia è uno dei mali di questo millennio, tanta gente se ne ripara dietro. Non si capisce come faccia.

Analizzando i testi delle vostre canzoni si percepisce rabbia, amarezza e nostalgia. Quale di questi sentimenti prevale quando create la vostra musica?
Paradossalmente nessuno dei tre. Nel momento che stiamo componendo non sono quelli i sentimenti che muovono una canzone. Magari quella canzone afferma uno di quei sentimenti, ma quando scriviamo siamo mossi soprattutto dalla passione.

Avete un calendario ricco di live ed è la prima volta che suonate dal vivo senza Augusto Pallocca e Simone Nanni. Vi sentite più larghi sul palco o siete ingrassati per nascondere le defezioni?
Diciamo che da quando suoniamo da Eva Mon Amour, è come se si fossero sciolte le catene. In quattro, la vibrazione è così potente che sembra sia stato sempre così.

Cosa è rimasto della musica dei Cappello a Cilindro negli Eva Mon Amour e cosa, invece, è del tutto nuovo?
Credo che a livello musicale, a parte l’esperienza di vita e dei palchi fatti, non sia rimasto più nulla dei Cappello a Cilindro. Le atmosfere e i suoni di allora non ci appartengono più. Sono solo dei bei ricordi. Adesso stiamo affrontando una nuova esperienza, sperimentando nuove sensazioni e questo ci rende così felici che non abbiamo neppure il tempo per guardarci indietro.

Perché con la dipartita degli altri due avete deciso di cambiare nome al resto della band? Avevano il copyright sul Cappello a Cilindro?
(ride, ndr) No, no, niente copyright. Una cosa che molti non vogliono capire è che prima abbiamo deciso di cambiare nome e identità musicale e poi loro se ne sono andati. Non ci sono state discussioni solo che abbiamo fatto scelte di vita diverse, in modo tranquillo.

16. Un paio di domande più classiche. I canali di distribuzione digitali si stanno dimostrando efficaci quanto quelli tradizionali nella diffusione del disco?

Fondamentalmente riguardo la nostra esperienza sono abbastanza equivalenti. Vediamo situazioni in cui delle persone rimangono legate al sistema tradizionale del cd venduto nei negozi e altre che lo scaricano dal nostro sito. Ognuno sceglie il metodo che preferisce: quelli che sono affezionati all’idea di possedere l’oggetto, è giusto che possano usufruire di quella forma di compravendita. Diciamo che entrambi i canali hanno i propri pregi e i propri difetti. La digitale, per esempio, rende la diffusione più veloce. Personalmente sono sicuro che tra breve la distribuzione digitale prenderà il sopravvento.

La scelta della produzione e distribuzione indipendente quanto può competere, secondo la vostra esperienza, con le ingenti risorse messe in campo dalle major e i loro tormentoni radiofonici?
È ovvio che c’è una disparità di forze in campo. Questo è inevitabile ed è inutile nascondersi dietro un dito. Però, uno deve pensare a fare bene il proprio lavoro basandosi sulle risorse che possiede senza farsi fermare dagli altri. Si ascolta e si vede quello che fanno, ma bisogna continuare la propria strada cercando di migliorarsi.

E per la serie “i sogni son desideri”, con quale band vi piacerebbe collaborare artisticamente?
Ah, ognuno di noi ti indicherebbe più di un gruppo a testa. Forse, ci piacerebbe una collaborazione con qualche artista straniero. In passato, abbiamo avuto la possibilità di suonare all’estero e penso che ci piacerebbe continuare il nostro percorso in questa direzione con un esperienza simile.



(17/02/2009)

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