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Fabio Ilacqua

Il Poeta è il Contadino

  A dispetto del cognome, Fabio Ilacqua preferisce il vino all’acqua.
Pur essendo un autore musicale affermato, preferisce leggere piuttosto che ascoltare musica. E se nel titolo abbiamo rievocato la storica trasmissione di Cochi e Renato, qui realtà ha voluto che quella “e” di congiunzione diventasse accentata, perché davvero Ilacqua è Poeta ma anche Contadino. Eppure lui non solo scrive i testi, ma se la cava molto bene anche con la musica, che ‘ricama’ utilizzando il pianoforte. Lo incontriamo dopo Sanremo, che ha visto il suo brano Lettera di là dal mare, cantato da Massimo Ranieri, vincere il Premio della critica. Partiamo allora da questa canzone per poi addentrarci meglio nel suo percorso artistico. E lo facciamo incontrandolo al Circolo ‘Avvenire’ di Sant’Ambrogio Olona, paese del varesotto che lontano dal frastuono della città regala un senso di libertà e semplicità, mondi e sapori di cui Fabio ama circondarsi.
Tanto da viverci.

 

Sanremo 2022, Lettera di là dal mare è uno dei brani più intensi in gara e che ha messo d’accordo pubblico e critica. Come è nata?
Nasce una decina di anni fa, perché il tema dell’immigrazione, soprattutto quella del sud Italia verso l’America, è un tema a me caro. Poi è rimasta lì. Un paio di anni fa, grazie a Mauro Pagani, sono entrato in contatto con Massimo Ranieri, che sentito il pezzo gli è piaciuto. Quest’anno ha deciso di portarlo a Sanremo.

 

La canzone colpì subito per quel testo così toccante e una musica che calzava perfettamente su quelle parole, ma la prima esecuzione andò ‘così e così’ rispetto agli standard a cui ci ha abituato uno come Massimo Ranieri...
Massimo non può permettersi di essere impreciso sull’intonazione, ha una voce perfetta e quando sbaglia tutti se ne accorgono. Io l’ho sentito a Milano, canta ancora molto bene. A Sanremo, soprattutto la prima sera, era emozionato. È un cantante dalla grande carica umana, capace ancora di emozionarsi sul palco dopo tanti anni di carriera. Ranieri ha nel suo repertorio anche Mia ragione, una mia canzone arrangiata da Gino Vannelli, e quasi mi scappa da ridere pensando che io, da ragazzino, cantavo cover di Vannelli.

Parliamo sempre di Sanremo, ma facciamo un passo indietro, torniamo al 2016. Nella categoria “Esordienti” partecipa e vince Francesco Gabbani con il brano Amen, che porta anche la tua firma. Passa un anno e Gabbani rivince il Festival, questa volta nella categoria ‘big’ con Occidentali’s Karma, brano che vede ancora la tua firma nel testo e diventato virale nel giro… di qualche ora. Una ‘penna’ che non passa inosservata e nel giro di pochi anni le collaborazioni diventano numerose e autorevoli: Ornella Vanoni, Paola Turci, Marco Mengoni, Loredana Bertè, Red Canzian, fino ad avere due pezzi nel nuovo album di Mina-Celentano (tra cui Niente è andato perso, utilizzato come primo singolo).
Sì, mi ha chiamato Massimiliano Pani… inutile negare che per un autore collaborare con Mina e Celentano è molto gratificante, ma vorrei sottolineare che amo molto ogni mio progetto. Ad esempio, oltre all’elenco dei nomi che hai fatto, mi piace segnalare una delle ultime collaborazioni, quella con Simona Molinari, di cui ho prodotto e arrangiato il suo nuovo album (qui il nuovo singolo Lei balla sola, uscito i primi di marzo, che anticipa l’uscita, ndr).

A proposito di “nuovi” album, sappiamo che è in uscita un tuo disco per la BMG, la casa discografica diretta da Dino Stewart e che è un po’ diventata la tua seconda casa.
È vero, con Dino mi trovo proprio come a casa. Rispetto al mio album, i provini sono pronti, si tratta di entrare in sala di registrazione ma sui tempi non posso dire nulla. Potrebbe essere quest’anno, l’anno prossimo…chissà…

Nonostante il successo di questi anni la tua vita non è cambiata di una virgola. E in attesa di questo tuo disco, non hai certo tempo per annoiarti…
Confermo, faccio sempre la stessa vita, che considero una vita da privilegiato, perché mi è concesso il tempo per pensare, per leggere, scrivere. Chi deve lottare per il pane non può permettersi questo lusso. Lusso e responsabilità di chi può amplificare le sue idee. Ora sono molto preso con il lavoro nei campi, col mio terreno di quasi seimila metri quadri appena fuori Varese: potatura degli alberi da frutta, le prime semine… Nei giorni scorsi ha nevicato, ci sta, però devo cambiare programma, volevo seminare l’aglio. Una vita che mi piace quella del contadino, dura ma come contraltare ci metto la possibilità di camminare per ore all’aria e avere il tempo per pensare senza fretta.

 

Già, come dicevi prima, è un vero lusso quello di “avere” tempo. Il tempo che diventa un setaccio dove filtrare le idee e che, pian piano, lascia passare solo quelle che hanno l’ossatura per diventare brani compiuti.
Non credo di potermi attribuire molto merito. Mi sento come un funzionario che mette a posto delle idee che stanno lì. Vivo periodi nei quali non c’è nulla, poi un giorno si sblocca tutto ed io non faccio che copiare ciò che vedo, ciò che sento. A quel punto posso lavorare ore ed ore di fila, perché come in un dipinto tutto deve essere a posto.

Cosa sta passando dal ‘setaccio’ in questo momento?
Sto lavorando con Mengoni, ho un altro progetto importante ma per ora non posso anticipare nulla. Posso dirti invece che a maggio farò la ‘Via degli Dei’, alcuni giorni di cammino da Bologna a Firenze.

Possiamo chiudere quest’intervista dicendo che abbiamo trovato un Fabio Ilacqua felice?
Felice è parola grossa… diciamo soddisfatto. Faccio quello che mi piace, con i miei tempi e riconosco che è bel mestiere. Riesco a mettere dei paletti, a mantenere le distanze dal mondo che ruota intorno al successo, un mondo che all’inizio ti lusinga, solletica il tuo ego ma poi ti soffoca. Ma solo se tu gli permetti di soffocarti. Fai un bel respiro, la senti che aria pura c’è qui intorno?

 

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