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Sergio Cammariere

Globalizzazioni e contaminazioni musicali nel suo ultimo lavoro

Due anni dopo l'album che portava il suo nome, Sergio Cammariere torna nel 2014 con Mano nella mano, un lavoro di grande respiro umano e artistico che, già a partire dal titolo, si pone in una dimensione di apertura e di accoglienza nei confronti delle diversità e delle lontananze. Brani in cui l'artista spinge "ai più estremi confini della terra" lo sperimentalismo che ne ha sempre contraddistinto l'arte, ricercando la primordialità dell'espressione musicale così come delle domande umane (aspetto, quest'ultimo, che si percepisce in maniera evidente in brani come Ed ora).
Un album permeato da grande leggerezza di accordi e melodie: la musica, anche quando è fortemente caratterizzante rispetto alla resa globale del brano, non si sovrappone mai alle parole. È musica che avvolge, cornice aggraziata che esalta il senso dei testi senza mai predominare. Andalusia, Marocco, Brasile, e poi il suo amato jazz, qualche accenno al soul, contaminazioni cantautorali senza trascurare che, ad un attento ascolto, traspare quanto sul pianoforte gli piaccia indulgere in musica classica e musica da camera. Ecco perchè ci piace dire, senza timore di essere smentiti, che in questo Mano nella mano si compie una sorta di "globalizzazione musicale", non solo nello spazio, ma anche nel tempo.

Più che una vera e propria intervista con le classiche domande/risposte, quella che segue è una chiacchierata dalla quale sono scaturite ulteriori riflessioni non solo sull’ultimo lavoro, ma anche sulla sua carriera.
E ripartendo proprio da quello che dicevamo nell'introduzione, Sergio ci conferma e racconta: “Sì, è vero… Ho cercato di portare a chi ascolta le mie esperienze di viaggiatore, i miei incontri e una sensazione di leggerezza nell’ascolto. Non è stato semplice nei missaggi raggiungere l’equilibrio sonoro, anche per il contrasto creato tra i vari strumenti. Dall’inizio delle registrazioni si respirava un’armonia particolare tra tutti noi che lo abbiamo suonato, avvicinandoci alle strutture dei brani con umiltà e senso di “sottrazione”.
Il risultato alla fine è percepibile, un suono limpido, immediato, cristallino, merito anche di Eugenio Vatta, con cui lavoro insieme dal mio primo disco. Le undici composizioni di “Mano nella mano” - nelle quali ho voluto coinvolgere musicisti che stimavo come Antonello Salis, i brasiliani Roberto Taufic, Alfredo Paixão, Fabrizio Bosso…ma anche Paulo La Rosa, Osmany Diaz - sono state concepite per trasmettere positività, tranquillità, pace interiore, calma e riflessione.
Ascoltandole si può scoprire un caleidoscopio musicale, sicuramente la grande musica dei maestri che ho ascoltato e che continuo ad ascoltare. Bach, Beethoven, il Novecento di Debussy, Satie, Ravel, Mahler, Stravinskij, Bartok, Elgar…. E poi il blues, il jazz, George Gershwin, Duke Ellington. Così come non è difficile ritrovare nella mia scrittura i pianisti jazz che più amo come Bill Evans, Jarrett, e Mehldau o i compositori brasiliani, A. C. Jobim su tutti”
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Continua la ultraventennale collaborazione con Roberto Kunstler (qui nella foto), autore della maggior parte dei testi anche in questo ultimo album, tanto che a noi ascoltatori riesce difficile immaginare una canzone di Cammariere scritta da altri. Cerchiamo quindi di capire in che modo, concretamente, nasca una loro canzone.
“Con Roberto prima di tutto c’è un rapporto di amicizia e di collaborazione artistica, penso unico e anche irripetibile. I nostri ruoli sono molto distinti, nei miei progetti sono curatore delle musiche e delle stesure e lui curatore delle parole. Una canzone non nasce sempre nello stesso modo, mia è la creazione della musica, degli arrangiamenti e della produzione artistica, sua è la parte poetica. Spesso esistono componimenti metrici che suggeriscono la musica, in altre circostanze nasce prima un componimento pianistico, ad esempio in questo nuovo album ci sono brani dove è nata prima la musica (Mano nella mano, Ed ora, Ancora non mi stanco) ed altri, dove i versi hanno ispirato la composizione musicale (Quel tipo strano, L’amore trovato, Siedimi accanto)”.

Cammariere definisce dunque frutto di una specialissima alchimia la collaborazione col suo più prezioso paroliere, e ciò parrebbe suggerire una sorta di magia empatica che non necessita di alcun lavoro di cesello. In realtà, approfondendo l'argomento, ci racconta che accade l’esatto contrario. “Quando la parola deve stare dentro il periodo musicale, usiamo spesso formule certosine…. Curiamo le bozze quotidianamente, insieme ore e ore cercando la parola giusta, che deve entrare alla perfezione in quella specifica misura musicale”).
Vi sono quindi incantesimi musicali che vanno oltre il mistero alchemico dell’immediatezza e si nutrono della ricerca razionale, quasi matematica, dei canoni linguistici in grado di esprimerne al meglio la cifra stilistica. Più che in Mano nella mano, brano che dona il titolo a tutto l'album, questo aspetto appare evidente in Ed ora, quella che, a parere di chi scrive, è la canzone più rappresentativa di questo lavoro. Una sorta di approdo personale che facilmente può essere letto come un manifesto artistico, politico e sociale di carattere universale: chiavi di volta di questo nuovo mondo sono essenzialità e sobrietà, in una continua sovrapposizione di piani che, dall’esperienza emotiva personale (“la mia vita sarà semplice, il mio cuore sarà giovane, se questo amore ci salverà”), allunga lo sguardo alla storia dell’umanità nel suo complesso, spingendosi a prendere in considerazione uno spostamento degli equilibri geopolitici mondiali dal Nord al Sud del mondo (“un grande impero sta crollando già e dalle coste dell’America ritorneremo tutti in Africa”).

Assolutamente da segnalare sono anche la cover di Io senza te tu senza me (del grande maestro della scuola genovese Bruno Lauzi), i due brani che portano la firma di Giulio Casale (Le incertezze di marzo, La vita ci vuole), nonchè Così solare, una composizione giovanile del 1988, sulla quale Saverio Grandi ha imbastito un testo delicato e fortemente evocativo E su questo brano Sergio aggiunge: "Narra una piccola storia fatta di ricordi, nostalgia e tenerezze. Non so perché è rimasta nascosta tutto questo tempo, ma sono felice che abbia trovato spazio in questo disco, con nuovi arrangiamenti, con quel suono giusto che cercavo di raggiungere da tempo”.

Il nuovo tour di Sergio Cammariere è partito con successo dal Teatro Petruzzelli di Bari sabato 22 novembre 2014, sold out già un paio di settimane prima. Restano in programma le date di Roma (18 gennaio), Milano (26 gennaio), Napoli (2 febbraio), Reggio Calabria (14 marzo). Certamente sarà un concerto nel quale gli spettatori troveranno molto di Mano nella mano, ma anche tanto del Cammariere storico.
“Apro ogni volta il concerto in piano solo e poi tutto accade naturalmente e può durare anche un tempo infinito. C’è  tanto spazio all’improvvisazione, al jazz, alla bossa e alle contaminazioni dei generi, perché la musica deve essere sempre libera. Siamo in quintetto, con me il grande Fabrizio Bosso, Luca Bulgarelli al contrabbasso, Amedeo Ariano alla batteria e Bruno Marcozzi alle percussioni, suoniamo insieme da 15 anni ed è bello capirsi con un solo sguardo. È un concerto completamente acustico dove, con la sua voce, il suo respiro, la sua partecipazione, il sesto musicista è sicuramente il pubblico”

L’ultima riflessione che abbiamo sottoposto all’attenzione di Sergio, da cultori della musica d’autore, riguarda proprio il futuro di questo genere. L’impatto dei reality show a carattere musicale è tale che negli ultimi tempi anche grossi nomi della canzone d’autore hanno puntato sulle collaborazioni con cantanti venuti fuori dai talent televisivi. Mano nella mano, fatto di grandi collaborazioni con artisti certamente più noti alla critica che al grande pubblico, va in senso inverso rispetto a questa tendenza. L’impressione è che manchi certamente, da sempre, in Cammariere, la volontà di “arruffianarsi” i più giovani. Ci siamo dunque chiesti da cosa dipenda questa scelta e, soprattutto, se esista (e, se sì, in quale misura) uno spazio nel quale la canzone d’autore possa resistere agli assalti del pop, del rock, del rap e magari affascinare anche le generazioni più giovani. La sua risposta è semplice, ma acuta e al passo coi tempi:
“La Canzone d’Autore resisterà sempre alle tentazioni della musica omologata, ma penso sia arrivato il momento di contaminarsi, di abbracciare nuove forme di espressione e sperimentare”. E, a proposito dei giovanissimi che diventano star velocemente e saltando il fondamentale passaggio della gavetta, si sente di aggiungere che “Bisogna essere umili e consapevoli, grati delle opportunità che si presentano. Avere grande rispetto per il prossimo, per il pubblico, grande caparbietà, spirito di sacrificio…e poi tanta fortuna. Il successo l’ho raggiunto dopo i 40 anni, potrei  essere un esempio per tutti i ragazzi che vogliono intraprendere questo mestiere. Questi tempi e le logiche di mercato per le nuove generazioni e per gli artisti sono tempi difficili, esistono realmente poche possibilità di emergere, ma, dove c’è talento, prima o poi qualcosa accade”.




 

 

 

 

 

 

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