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Paolo Dal Bon

Gaber coerente sempre: dal 1957 al 2003, una sola linea artistica


La figura di
Giorgio Gaber è un punto di riferimento per l’arte musicale e del pensiero del nostro Paese. Di lui, certamente, sappiamo molte cose, ma ogni volta che ascoltiamo un suo brano o riviviamo, grazie alle immagini, un suo spettacolo di teatro canzone ci ritroviamo all’interno di un mondo di straordinaria profondità di pensiero e di arte. Lui, come Dario Fo ed Enzo Jannacci, hanno contribuito a fare di Milano uno straordinario polo culturale e di riflessione critica sulla società. Ascoltarli e riguardarli per l’ennesima volta lascia stupiti per tanta grandezza intrisa di cultura, arte, visione, immaginazione, bellezza, milanesità e, insieme, capacità di indignarsi, forza d’animo per non omologarsi, ricchezza di contenuti, dignità artistica. Anche per preservare e valorizzare la figura dell’artista milanese, nel 2006 nasce la ‘Fondazione Giorgio Gaber’ che nomina come Presidente Paolo Del Bon che ancora oggi ne conserva la carica. Dato che a breve verrà riaperto il Teatro Lirico di Milano che è stato intitolato proprio alla figura di Giorgio Gaber, abbiamo pensato di fare qualche domanda proprio a Dal Bon, punto di osservazione – e di riflessione – privilegiato.
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Il Comune di Milano, a breve, aprirà al pubblico il Teatro Lirico. Si tratta di un evento importante perché restituisce alla città un grande luogo di cultura recentemente intitolato a Giorgio Gaber. Cosa rappresenta, per la Fondazione Gaber, questo gesto di attenzione e rispetto da parte delle istituzioni cittadine nei confronti del grande artista milanese? 
Per la 'Fondazione Gaber' e per gli eredi è un momento importantissimo. Un riconoscimento straordinario che conferma, anche attraverso la scelta delle istituzioni, che ringraziamo infinitamente, il grande amore che la città di Milano ha sempre dimostrato nei confronti di Giorgio Gaber.

Alla luce di questa attenzione come la Fondazione Gaber ritiene di poter collaborare, in maniera attiva, con i gestori del teatro al fine di rendere la presenza di Gaber non solo nominale e di memoria ma come elemento importante per la programmazione del teatro?
Con la gestione del teatro, Stage Entertainment e con il suo direttore Matteo Forte, sono già stati avviati contatti soprattutto da parte di Dalia Gaberscik, vera anima della Fondazione Gaber. Al momento la gestione ha alcune imprescindibili priorità che riguardano l’allestimento interno dello spazio teatrale, della sala, del ristorante ecc. Ma sicuramente la ‘presenza’ di Gaber non si limiterà alla sola titolazione e avrà spazi adeguati all’interno della programmazione compatibilmente con le esigenze gestionali e di bilancio della direzione. In questo senso i primi approcci sono stati assolutamente positivi e collaborativi.

Il Covid ha, oggettivamente, fatto saltare una stagione artistica e ha fortemente ridotto, quella del 2021. Quali i progetti che comunque la Fondazione intende proporre non solo alla città di Milano ma al Paese intero per ricordare il lavoro di Giorgio Gaber?
La Fondazione ha quattro costanti ambiti di attività. ‘Milano per Gaber’, manifestazione che ogni anno viene realizzata in collaborazione con il Piccolo Teatro; il ‘Festival Gaber’ con sede principale a Camaiore (LU) e con altre importanti città che di volta in volta aderiscono; l’attività nelle scuole, nell’ultimo anno in streaming, condotte da Lorenzo Luporini, giovane nipote del Signor G. e varie iniziative che vengono proposte e realizzate in altre città italiane.




Da parte della Fondazione ritenete che la sua figura possa ancora rappresentare un vertice del pensiero critico nei confronti dell’intera società italiana? Come supportarne la diffusione anche con il sostegno delle Istituzioni? Come farlo conoscere ai giovani?

Non spetterebbe a noi dirlo, ma riteniamo che Gaber - e con lui Sandro Luporini - siano un classico del teatro e della canzone italiani. E come tutti i classici il loro potenziale artistico e intellettuale è sostanzialmente inesauribile. Ciò premesso, il nostro sforzo maggiore è creare le condizioni affinché i giovani possano avvicinarsi a lui. A tale scopo da sempre coinvolgiamo artisti di riferimento per il pubblico più giovane che grazie alla loro adesione alle iniziative della Fondazione, posso essere di stimolo e di curiosità per chi Gaber non lo conosce soprattutto per ragioni anagrafiche.

Anni fa l’uscita del volume ‘Illogica Utopia’, di Guido Harari, mi fece approfondire la figura non solo artistica di Giorgio Gaber ma soprattutto apprezzare la sua profondità di pensiero mutuato dalla collaborazione con Sandro Luporini. Due “maitres à penser” di grande spessore e acutezza, senza retorica e privi di saccenza. A tuo avviso cosa sarebbe importante evidenziare, ai nostri giorni, di questo pensiero?  
Gaber e Luporini (qui sotto in una foto di Enrica Scalfari) hanno costantemente cercato di approfondire i piccoli e grandi disagi privati e collettivi che nel corso degli anni si sono trovati ad affrontare. Hanno sempre avuto consapevolezza della fatica e del dolore probabilmente insiti nell’esistenza stessa e li hanno affrontati con determinazione e intelligenza senza cercare alibi o scappatoie. Non hanno cercato di dare risposte precise, ma il loro straordinario contributo è stato quello di mettere in discussione le false certezze, i conformismi, i ‘pensare per sentito dire’. Sempre con una grande urgenza di condivisione con il pubblico. Da qui la scelta esclusiva del Teatro di Giorgio.

 

C’è una foto davvero iconica (in fondo all'articolo e scattata da Guido Harari) che vede la presenza di Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Dario Fo. Sorridenti e scatenati. Quanto mancano al bisogno di cultura milanese (e nazionale) questi geni dell’arte e come le loro figure si sono interconnesse nella storia culturale nazionale?
Sì, la foto di Guido è geniale e bellissima! Sono tre figure di straordinario spessore delle quali Milano deve essere più che fiera. Sono dei talenti assoluti che spesso si sono incontrati e hanno interagito ma ciascuno con la propria irripetibile unicità. Con loro, e con i tanti geni nati in quegli anni e che si sono espressi in tutte le forme d’arte, siamo tranquilli per almeno un secolo!

Quanto di Giorgio Gaber è ancora inesplorato, sconosciuto, nascosto ai più (in termini di conoscenza reale del suo pensiero) e cosa è ancora attuale a vostro avviso (e chissà che giudizio avrebbe dato della società al tempo del covid…)?
Molti mi chiedono cosa avrebbe detto oggi Gaber del nostro tempo. Impossibile saperlo e credo che nessuno possa assumersi la responsabilità di sostituirlo nel pensiero. Lui aveva il dono di vedere lontano e con anticipo rispetto agli altri. Ma ha sempre messo questa sua capacità al servizio di un ‘noi’ e non come affermazione di sé stesso. C’è una questione che tengo a sottolineare e che vorrei condividere il più possibile: si ritiene che il percorso di Gaber sia diviso in due fasi con un primo periodo televisivo più popolare e un secondo, trentennale periodo teatrale ricco di impegno. In realtà Gaber ha sempre cercato con onestà e tenacia una graduale crescita artistica e intellettuale. Ma la persona, e ci tengo a dirlo, davvero straordinaria, è sempre stata fedele a sé stessa dai primi esordi nel ‘57 alla prematura scomparsa nel 2003.


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Attendiamo pertanto, fiduciosi, l’inaugurazione del Teatro (e chi scrive può testimoniarne la qualità della riqualificazione avendone visto il work in progress tre mesi fa) e la sua intitolazione ufficiale con relativa insegna all’ingresso. Un teatro proveniente dal passato (Architetto progettista fu Giuseppe Piermarini, lo stesso del teatro alla Scala) inaugurato il 21 Agosto del 1779 e definito “teatro popolare” in antitesi al Teatro alla Scala che era ritenuto il teatro d’élite. Cambiò nome nel 1894 diventando Teatro Lirico Internazionale. Il resto è storia. Per il futuro sarà…Giorgio Gaber…

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