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Teatro Comunale, Carpi (MO)

Italia? (Titolo da definire)

Un teatro prestigioso, bellissimo e incantevole (tra stucchi e tradizione) è la cornice perfetta per questo concerto spettacolo dal titolo interlocutorio: un evento pensato da Corrado Nuccini, dei Giardini di Mirò – in occasione del 150° anniversario dello stivale – all’interno della (bella) Festa del racconto , che ha animato per qualche giorno Carpi e le cittadine vicine.

Musica e letteratura si incontrano, si espongono e si impongono, in una girandola di riflessioni e emozioni che passa per straordinarie performance e reading: Mariposa, Paolo Benvegnù, Le luci della centrale elettrica, la splendida Nada e gli scrittori Michele Mari e Angelo Ferracuti. Artisti amati da pubblico e critica, specchi perfetti di questo paese a cui si addice solo il punto interrogativo del titolo, messaggero sì di ulteriori domande, ma anche di una libertà nel reagire e nell’esprimersi, che va difesa.

Alla letteratura l’onore di aprire la serata, seguita dallo schieramento dei Mariposa tutti. Un set concentrato e corposo per la band emiliana (d’adozione): quando Pterodattili irrompe nel bel teatro, la serata entra nel vivo. La quotidianità, nella sua interpretazione più ricca e trasversale, si traduce in parole e nei suoni più disparati, anche in Tre mosse e Chambre che si susseguono senza lasciare respiro sino al momento della prima cover.
I Mariposa scelgono Un prete in automobile di Luigi Tenco che intarsiano con il loro sound ricercato, ma sincero. Si prosegue con l’atmosfera sospesa di Eccetera eccetera e con la rocambolesca Con grande stile che vede Gabrielli intento alle percussioni anomale, tra cui anche la custodia–dello–xilofono(?), anticipato da Cimino impegnato al suono delle sedie, nel classico grande stile dei Mariposa, che in questa canzone può annoverare anche la teatralità del bravo Fiori che si esibisce, calcando il testo del brano, in una improbabile nuotata a secco. Specchio precede la chiusura con un madrigale a sei voci: il settimo Mariposa, sceso dal palco, dirige solennemente.

Tra le suggestioni letterarie, a cura di Angelo Ferracuti e Michele Mari, lo spettacolo continua con Paolo Benvegnù, solo, che ci incanta con la chitarra elettrica su Io ho visto e Love is talking tratte da Hermann, il suo ultimo album, tra in finalisti del Tenco: la sua voce intensa ipnotizza il teatro intero, le sue parole riescono a incagliarsi nella coscienza di tutti i presenti, in un ritratto del sentire contemporaneo, costellato di punti interrogativi. Benvegnù sceglie Povera patria come cover: il risultato è delicato, profondo e oltremodo pregnante nel contesto. Il set, breve, ma indimenticabile, si chiude con La schiena, uno dei brani più noti del cantautore milanese: un invito alla riflessione, una esortazione alla ricerca e alla conoscenza, alla consapevolezza.

Il testimone passa a Vasco Brondi con lo spettacolo de Le luci della centrale elettrica, accompagnato dal violinista Rodrigo D’Erasmo e da Stefano Pilia. Cara catastrofe apre il set con un ritratto sommesso e urlato di questi anni zero, come si ama definirli, accentato dal violino e arricchito fino ad allacciarsi alla citazione di B.b.b. dei C.C.C.P.

A L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici si lega Summer on a solitary beach di Battiato, con Rodrigo D’Erasmo intento a pizzicare le corde contribuendo a creare un’atmosfera decisamente suggestiva. Anche La domenica delle salme di Fabrizio De Andrè viene proposta con una nuova veste, in cui la chitarra elettrica viene anche suonata dall’archetto. Scelte coraggiose, quelle di Vasco Brondi, ma realizzate in modo sentito e apprezzate dal pubblico.

Si arriva così all’ultima emozionante parte del concerto: è la volta di Nada, una meravigliosa Nada, accompagnata da Francesco Motta (chitarra e batteria) e Francesco Pellegrini (chitarra) dei Criminal Jokers.
Si inizia con Luna in piena e si prosegue con una energica Vuoti a perdere degli Zen Circus, brano a cui la cantautrice ha prestato la voce. Confiteor introdotta da dolci parole in ricordo a Piero Ciampi.
Nada propone ora una “cover della mia cantante preferita” e inizia una travolgente Amore disperato che scatena il teatro intero, lo spettacolo prosegue, tra gli applausi, con La canzone per dormire , per poi essere ancora richiamata sul palco per il finale con Ma che freddo fa .

Dopo uno spettacolo così intenso, certo, restano le domande e ancora nessun titolo è stato definito, ma – grazie alla bellezza della musica e delle parole – ci sentiamo un po’ meno soli.

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In dettaglio

  • Data: 2011-10-01
  • Luogo: Teatro Comunale, Carpi (MO)
  • Artista: Italia? (Titolo da definire)

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