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Alcatraz, Milano

Litfiba

 

È una strana sensazione, il bagno di sudore. Che non è solo un verso del brano Il mio corpo che cambia. È anche una dimensione a cui non eravamo più abituati: stare sotto un palco, ammassati, accaldati e inevitabilmente sudati, ma soprattutto eccitati e inebriati dal potere pervasivo del rock e dal fatto di condividere con qualche altro migliaio di persone la nostra più grande passione. Senza mascherine (sic) e lasciandoci alle spalle, spensieratamente (o quasi), due anni di pandemia, anzi, dimenticando almeno per una sera la sua esistenza.

Tutto questo è successo all’Alcatraz di Milano, il 24 e il 25 maggio 2022, in occasione delle due date di Ultimo Girone, il “presunto” tour d’addio dei Litfiba. Presunto perché, nonostante l’annuncio dato in conferenza stampa il 13 dicembre 2021, Piero, Ghigo & soci non hanno dato l’impressione di essere intenzionati ad abbandonare il loro pubblico. Nessun accenno, durante la performance, al fatto che per i milanesi potrebbe essere l’ultima occasione di assistere ad un concerto della band fiorentina. E comunque, fosse stato anche un addio, lo è stato in grande stile. Un live travolgente, dirompente, un’esperienza totalizzante, un autentico rito collettivo, con Pelù in qualità di officiante, leader carismatico, predicatore, trascinatore di folle.

Ed era una folla in delirio quella che gremiva il club di Via Valtellina: sotto il palco si pogava con tutta l’energia possibile, quella trattenuta nei due anni in cui occasioni come questa erano solo ricordi; a causa della temperatura torrida le magliette volavano ed alcune ragazze più audaci, sulle spalle dei loro compagni, non hanno esitato ad esporsi in topless. È stata una vera festa, una solenne celebrazione per i 40 (+2) anni di carriera del gruppo di Pelù e compagni, ma anche l’occasione per potere finalmente riappropriarsi di ciò che per tutti i rockers è fondamentale, vale a dire l’ebbrezza di assistere ad un concerto cantando a squarciagola le canzoni che hanno segnato la propria esistenza, tanto quella dei fan della prima ora, come la sottoscritta, che quella dei più giovani.

 

La scenografia rappresentava quattro “X”, a voler simboleggiare il quarantennale percorso della band, ma anche a suggerire quattro persone con le braccia alzate, come quelle del pubblico durante la performance. La scaletta delle due serate era diversa – lo stesso Pelù aveva annunciato che la setlist sarebbe cambiata ogni sera, o quasi - e dunque, se martedì le danze si sono aperte con El Diablo, mercoledì questo brano-manifesto della formazione originaria di Via De’ Bardi è stato l’ultimo. La serata del 25 ha avuto inizio con Eroi nel vento e, tra una ventina di pezzi e quattro bis, ha dato modo a Piero Pelù di mostrarsi in forma smagliante, con tanto di camicia rossa leopardata sbottonata sul petto, e con il proprio leggendario carisma inalterato. Il cantante, come sempre, non si è sottratto dall’esprimere commenti e giudizi sulla situazione socio-politica attuale: ha ricordato la strage di Capaci, ha ribadito l’importanza dell’antifascismo intonando Bella Ciao come introduzione a Sparami e ha dedicato Istanbul al popolo curdo. Ma ha anche ribadito le proprie posizioni pacifiste, prima di intonare Lulù e Marlene, alludendo al fatto che si combatte non solo in Ucraina, ma in tante altre parti del mondo. La setlist ha alternato sapientemente brani della ‘trilogia’, come La preda, Apapaia, Pioggia di luce a quelli della ‘tetralogia degli elementi’ come Proibito, Gioconda, Il Volo (quest’ultima per commemorare tre amici scomparsi prematuramente: Enriquez dei Bandabardò, Ringo De Palma e Candelo Cabezas, rispettivamente batterista e percussionista dei Litfiba), Terremoto, Spirito, Fata Morgana, Lo spettacolo e Lacio Drom, più una manciata di composizioni più recenti.

Come in ogni rituale che si rispetti, i ‘fedeli’ devono esprimere la loro reverenza verso il celebrante, ed è così che Pelù ha invitato il pubblico dell’Alcatraz a mettersi in ginocchio prima di far esplodere la venue con l’ultimo brano, la già citata El Diablo. Al fianco del frontman e del suo inossidabile sodale Ghigo Renzulli, tre validissimi musicisti: Luca ‘Luc Mitraglia’ Martelli alla batteria, Fabrizio ‘Simoncia’ Simoncioni alle tastiere e Dado ‘Black Dado’ Neri al basso.

Il sudore fa espellere le tossine, come lo stesso Piero ha evidenziato, e dunque dopo due intensissime ore di concerto, gli spettatori dell’Alcatraz sono usciti dal locale, perdonate la metafora, senz’altro purificati. Ma non solo, ovviamente, per l’abbondante traspirazione. Quello dei Litfiba è stato un live dal potere catartico, un autentico momento di “gioia e rivoluzione” che ha restituito a tutti i presenti la dimensione liberatoria e di totale coinvolgimento che solo il rock può dare. Un’esperienza memorabile, e ci si augura davvero che Pelù, Renzulli e soci, una volta concluso questo ‘Ultimo Girone’, decidano di tornare sulla propria decisione e di proseguire la loro avventura musicale. Se così non fosse, il ricordo di questo e di tutti gli altri straordinari concerti della tournée 2022 resterà indelebile nella memoria di tutti coloro che vi hanno assistito e che potranno dire “io c’ero”.

foto di Maria Macchia

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Scaletta:

Eroi nel vento
Tex
La preda
Dimmi il nome
L‘impossibile
Apapaia
Bella Ciao - Sparami
Istanbul
Il volo
Fata Morgana
Spirito
Regina di cuori
Il mio corpo che cambia
Ci sei solo tu
Ritmo #2
Barcollo
Gioconda
Lacio drom (Buon Viaggio)
Cangaçeiro

Bis
Pioggia di luce
Lulù e Marlene
Proibito
El Diablo

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In dettaglio

  • Data: 2022-05-24
  • Luogo: Alcatraz, Milano
  • Artista: Litfiba

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