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Sala Petrassi, Auditorium della Musica di Roma

Setak e Mimmo Locasciulli

La musica, come la vita, è arte dell’incontro. E un concerto basta per ricucirne i fili e tesserne di nuovi. Nella sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma Setak e Mimmo Locasciulli celebrano insieme due momenti del loro percorso artistico. Due carriere lontane nel tempo, annodate e snodate dallo stesso spazio biografico. Due uomini che si sono abbeverati alla stessa fonte e ne hanno risputato il bagliore in direzioni diverse. Una serata all’insegna della condivisione umana e musicale.

In due ore e mezza la coppia pennese arringa il pubblico con un boato poetico e sonico. Setak fotografa i suoi primi due album Blusanza e Alestalé (che proprio il 13 maggio compie un anno), Locasciulli spegne le quaranta candeline del disco Intorno a trent’anni, appena uscito in versione rivisitata. Il loro incontro parte da lontano, da altre generazioni e da altre vite, e il filo ricucito dal racconto rende subito limpida la matrice primaria del sodalizio: il senso di appartenenza. Setak e Locasciulli praticano e suonano la forma canzone in modi differenti, vivono il palco con stili diversi. Uno usa il dialetto abruzzese come strumento espressivo e non estetico, come tavolozza e non come pennello, l’altro si affida alla potenza teatrale e spesso solenne della canzone d’alta scuola. Uno suona la chitarra, l’altro il piano. Eppure quella comunità, con la sua forza e la sua gentilezza, rimane alle loro spalle e davanti ai loro piedi, netta senza essere invadente, corposa, e fa dà sfondo ai racconti veraci e profondi, agli scambi irriverenti e alle battute, agli amichevoli sfottò in dialetto.

L’altra parete comune ai due cantautori è la musica. La band, tutta abruzzese, è composta da elementi di sfera Setak: Valerio Pompei alla batteria, Emanuele Carulli alle chitarre, Fabrizio Cesare al basso, Nazareno Pomponi alle tastiere, Morgan Fascioli alle percussioni. A questi cinque elementi si aggiunge il sax di Mattia Feliciani, “prestato” da Locasciulli. Un connubio generazionale magico e affascinante proprio in virtù della sua lontana origine e del suo dilatato e sorprendente sviluppo. Gli interpreti sono due ma la scena avvolge largamente e volutamente anche la band, in un simposio serratissimo ed eterogeneo. Ad allargare le maglie ci sono gli ospiti condivisi: Marco Scipione al sax, David Florio al flauto e Stefano Di Battista al sax soprano. Una sorta di gara priva di deferenza in cui la musica è a servizio di se stessa e di un pubblico divertito. Il filo si riannoda definitivamente sul palco nella figura e nelle corde di chi questo incontro, in qualche modo, lo ha generato: Massimo Fumanti, prima chitarrista di Locasciulli e poi maestro di chitarra di Setak.

All’anagrafe Setak e Locasciulli hanno età quasi chiasmiche. La loro è terra di padri, nonni e figli. Mamme, nonne appena volate in cielo e figlie. Nei loro racconti gli affetti e gli amori non mancano mai, proprio per quel senso radicale di appartenenza e quella fonte comune che rende tutto più risolto e stabile, sotto l’enorme punto interrogativo che il mondo traccia ogni giorno. Il loro incontro, colorato da voli d’immaginazione e inni alla restanza, è la testimonianza di un intreccio tra vita e arte. Talmente profondo e futuribile che a un certo punto sale sul palco pure Nino Pomponi, qualche mese di vita, portato in trionfo in una scena colossal.

È tutto un ricucire i fili e tesserne di nuovi tra il ricordo di ciò che è stato, l’attesa che qualcosa arrivi, la gioia di assaporare il presente e la paura che finisca troppo presto. Sinde quand'è bbelle stu' rumore.

Foto di Roberta Gioberti

 

 

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In dettaglio

  • Data: 2022-05-13
  • Luogo: Sala Petrassi, Auditorium della Musica di Roma
  • Artista: Setak e Mimmo Locasciulli

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