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Teatro Forma, Bari

Tosca

Tosca e la sua Morabeza in un tour che accelera i battiti del cuore.

Non si è mica pronti, quando si entra a teatro per assistere al tour di Morabeza. Si immagina ciò che avverrà, si attende con ansia, si scruta il palco pieno di oggetti, tavolini, rose, violini, pianoforti e luci predisposte ad essere accese, ma nulla del prima può dare la cifra di ciò che sarà il durante e, soprattutto, il dopo. Già, perché bisogna prendere le distanze da una giostra che gira velocissima, lanciandoti addosso, nella corsa, una quantità di emozioni e bellezza tali da non darti la forza e il coraggio di parlarne, se non dopo, molto dopo, quando il cuore ha rallentato i battiti e i piedi hanno toccato di nuovo terra.

Tosca entra in scena e non esce più. Il primo quadro disegna la copertina del disco, con lei seduta su una poltrona, scarpe col tacco, rossetto e piedi appoggiati su un gigantesco mappamondo che racconta già tutto di quello che girerà intorno per due ore e più, non perdendo per un attimo il ritmo.
La mia casa apre potente, annuncia, invita gli ospiti ad accomodarsi in un salotto che trabocca di sensazioni, che profuma di spezie, tabacco e caffè, che non lascia nulla al caso. Il viaggio è lungo, tutti in carrozza. E così attraverso il suono della voce, che viene prima delle parole, viene prima della musica, viene prima della canzone, secondo una frase felice di Ivano Fossati, uno stigma ricamato da lui in maniera perfetta sui contorni di Tosca Donati, lasciandone ogni bordo a posto, intatto, si entra in una specie di pellicola cinematografica. Ma oltre a quel suono della voce che è materia viva e carne e sudore e lacrime, diretta e poderosa espressione di una donna capace di prenderti per mano e strapparti ogni centimetro di resistenza, se tu mai ne avessi alcuna, all’incanto, è negli occhi di Tosca che si gioca la seconda partita. Due occhi dritti, senza sconti, che accompagnano il canto, rimarcando sotto il trucco che tutto funziona, tutto c’è ed è perfettamente accordato: strumenti, voce, musicisti, cuore, come il latino cor, cordis, ci ricorda.


La scaletta scivola senza interruzioni ed ogni fermata del tour ne ha una sempre leggermente differente, mai uguale. La nostra tappa, al Teatro Forma di Bari, sold out per due serate, ha avuto come omaggio finale la dolcissima Bella ci dormi, canto popolare salentino. I brani sono quelli di "Morabeza", disco del 2019, quelli contenuti in "D'altro canto", album del 2021, di “divagazioni musicali”, piene di spunti, idee, punti di vista interessantissimi sviluppati con una sapienza tale da farti sembrare tutto facile e classici (re)interpetati insieme a un gruppo di musicisti di razza che costituiscono non solo la spina dorsale, ma anche tutti gli organi interni e pulsanti del progetto: cuore, polmone, milza, stomaco, fegato (Giovanna Famulari, Luca Scorziello, Massimo De Lorenzi, Fabia Salvucci, Elisabetta Pasquale). Tosca dialoga con ognuno di loro, lascia spazio a ciascuno, rientra, torna al posto per poi ricomparire. Apre le braccia e, soprattutto, canta. Tutto diventa suono, evocazione e richiamo, persino un tavolino che l’intera squadra percuote a tempo mentre lei accompagna gli ultimi passi di Alfonsina y el mar in un crescendo che toglie il fiato.

C’è tutto il mondo su quel palco, c’è la Grecia, ci sono i Balcani, il Portogallo, il Brasile, ci sono pagine di libri, spartiti, canti popolari, parole d’amore, tacchi sbattuti per terra e sorrisi. Ci sono la gentilezza di Joe Barbieri, deus ex machina e la mano sapiente di Alessandro Chiti nella scenografia di un palco che fornisce a Tosca tutti gli elementi e i simboli per calarsi, nel tempo di uno schiocco di dita, in abiti sempre diversi. C’è stato un grido di libertà che ha unito il cielo con la terra, tanto per citare Dalla, mentre dal palco alla platea le mani di tutti si levavano in aria e le bocche cantavano (pur sotto i bavagli necessari) Volta, in un rito che ha ridato gioia dopo due anni di buio a chi della musica si nutre e attraverso la musica fa a meno del medico di base. La morabeza è tutto questo, un frullato di saudade y alegria, di nostalgia e appagamento che parla la lingua dell’amore. E noi, quella sera, abbiamo amato tutto. Eh. (Sospiro).

foto di Laura Rizzo

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In dettaglio

  • Data: 2021-11-14
  • Luogo: Teatro Forma, Bari
  • Artista: Tosca

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