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All’Unaetrentacinque Circa, Cantù (CO)

Bobocephus

UNA STRANA CREATURA INCANTA IL PUBBLICO ALL'1E35CIRCA

Ci sono le Sirene, creature affascinanti e misteriose che incantano. C’è il Minotauro, con il suo istinto selvaggio e travolgente, quell’animalità a cui non può sfuggire che lo condanna e lo libera insieme.

E poi c’è Bobocephus, una creatura inedita che con quelle di sopra non condivide soltanto l’aura mitologica. Si presenta sul palco questo Doppio, per metà Bobo Rondelli – anzi Bobo Rondells, vanità internazionale schiaffata in faccia a un pubblico divertito che ascolta un inaudito grammelot anglo-livornese – per quell’altra Bocephus King, ispirato canadese, sempre scalzo,  innamorato dell’Italia che sempre più volentieri lo adotta e accoglie le sue travolgenti performance. Le due parti tenute insieme da Fabio Marchiori, alle tastiere si dice, in realtà a fare da collante, a raccogliere l’energia e la follia per farne uno spettacolo.

Il primo pezzo è Rawhide, giusto per chiarire sin dall’inizio qual è l’atmosfera della serata. Il pubblico è incatenato alle sedie del locale di Cantù, All'unaetrentacinquecirca – che si conferma come uno dei club con la migliore programmazione musicale della Lombardia – pronto ad ascoltare questa stramba sirena, cercando di non soccombere completamente al suo richiamo. Dal primo pezzo la cavalcata è selvaggia, il Minotauro incede trascinando con sé tanto rock e tanta canzone d’autore. E’ tutto un passarsi la palla tra i due, un paio di canzoni di Bobo, poi Bocephus racconta la storia di come si sono incontrati anni fa, entrambi coinvolti in due conferenze stampa vicine e niente, That’s the way the story goes. Come quelle “anime perdute che si sono ritrovate per amor del cielo”, suonano e cantano insieme: Bobo accompagna alla chitarra i pezzi di Bocephus, Bocephus è il compagno perfetto per la poesia di Hawaii da Shangai. La sintonia è totale, del resto Bobo ci confessa presto che si sono sposati, davanti a un divertito Bocephus che non capisce metà delle cose biascicate dal nostro livornese, ma che mette i puntini sulle i quando serve: “He’s the wife, so go cooking!”. In questo clima di generale ilarità Bocephus attacca con una traduzione in inglese di Creuza de ma’: che lui sia appassionato di cantautori italiani è noto, l’anno scorso al Tenco aveva proposto una incantevole versione di Autogrill di Guccini, e chissà che questo assaggio di De Andrè non sia l’anticipazione di un lavoro del canadese sul grande Faber. Risate e battute costanti, ma anche il lavoro di due grandi musicisti, e la voce appassionata di Bobo quando si lancia in una solo voce Guarda che luna.

Bocephus prende la parola, con una certa solennità annuncia un pezzo di uno dei suoi cantautori italiani preferiti, ed ecco che Bobo parte con La marmellata. La sorpresa vera arriva sulla seconda strofa, è Bocephus a cantarla, in una personale traduzione inglese.

È il momento di una pausa, una birra, tanti abbracci e sorrisi tra i due e il pubblico.

Si riprende con solo Fabio e Bobo sul palco, il toscanaccio introduce alla sua maniera dissacrante una delle sue canzoni più commuoventi, Nara F., dedicata alla mamma scomparsa, cantata in piedi, mano sul petto, sguardo che si posa su un “altrove”. L’atmosfera raccolta dura ancora il tempo di Madame Sitrì, storia d’amore e diserzione, ma poi è il tempo di tornare a ridere e travolgere con una bellissima versione di Pigro di Ivan Graziani. L’omaggio alla canzone d’autore e al rock costituisce la gran parte del secondo set: una dopo l’altra ci regalano Ruby Tuesday dei Rolling Stones (con le immancabili imitazioni di Bobo), Not fade away di Buddy Holly, Hurt nella versione di Johnny Cash, Perfect day di Lou Reed, e poi ancora George Harrison, David Bowie… Un bellissimo fuori scaletta con dedica a Bob Dylan, fresco di Nobel, con la sua I shall be released e il pubblico è in piedi in uno scroscio di applausi mentre Bobocephus e Fabio si abbracciano sul palco e salutano. Forse siamo salvi, penso, abbiamo sentito le Sirene stretti alle nostre sedie, e siamo sopravvissuti al richiamo. Ed è proprio mentre formulo questo pensiero che i tre tornano sul palco con una perfetta Psycho Killer dei Talking Heads, e allora il mare ci sommerge, le onde ci condurranno presto al loro prossimo live, e speriamo a un disco da ascoltare a ripetizione.

Dal mito non si scappa.

(Foto di Giuseppe Verrini)

 

 

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In dettaglio

  • Data: 2016-10-13
  • Luogo: All’Unaetrentacinque Circa, Cantù (CO)
  • Artista: Bobocephus

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