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BluesHouse, Milano

Maxophone + Locanda delle Fate

La BluesHouse non era, diciamolo subito “sold out”, ma la gente era tanta, più di quanta si potesse legittimamente pensare, e la media di età dei presenti, considerando il genere proposto, era decisamente bassa… buon segno quindi, anzi ottimo.

Un sabato sera diverso dal solito è andato in scena nello storico locale della periferia milanese, ai confini con Sesto San Giovanni, una serata che ha riportato i presenti a quelle manifestazioni, abbastanza frequenti negli anni ’70, in cui due o più gruppi si esibivano, nella stessa serata, in una sorta di minifestival: ovviamente il genere che prediligeva questo genere di esibizioni era il progressive, e di progressive, anche questa volta, si è parlato e si sono ascoltate le note.

Sul palco, rinnovato e decisamente ampio ed accattivante, due band che, paradossalmente, sono durate lo spazio di un album, eppure hanno lasciato una traccia importante nel panorama italiano di quegli anni: i Maxophone uscirono con l’album omonimo nel 1976, poi, dopo una breve attività live ed alcuni 45 giri, si sciolsero definitivamente nel 1977. Per una strana “congiunzione astrale”, nello stesso periodo la Locanda Delle Fate si affacciava sul mercato con l’album Forse le lucciole non si amano più, lavoro che, più di ogni altro, merita la definizione di “fuori tempo massimo”: il punk incombeva, il prog era in declino, il disco era di grande livello, e venne considerato uno degli esempi più compiuti di progressive romantico realizzato in Italia, ma la scarsa promozione ed i relativi bassi riscontri commerciali lo uccisero, per così dire, “nella culla”.

Entrambe le band, agli inizi del nuovo millennio, hanno preso in considerazione l’idea di una reunion, (la Locanda ha realizzato un album, Homo Homini Lupus, nel 1999, i Maxophone hanno fatto uscire, nel 2006, un cofanetto, From Cocoon to Butterfly, contenente un cd con alcuni inediti, singoli e demo, ed un dvd con il video della trasmissione Concertino, realizzato dal vivo per Rai2 nel marzo del 1976), complice anche il ritorno prepotente di questo genere che, simile ad un fiume carsico, negli ultimi quarant’anni è passato periodicamente dalla fama più diffusa all’anonimato più totale.

L’occasione di potersi esibire, insieme, era assolutamente ghiotta, in parte perché la “nicchia” di pubblico appassionata è più ampia di quanto si possa credere, in parte perché, come dire, “la cosa non finisce qui”, nel senso che per entrambi i gruppi ci sono progetti per il futuro, brani nuovi già realizzati, e presentati nell’occasione, altri in via di realizzazione, considerando il fatto che un patrimonio musicale così ricco non merita di andare perso un’altra volta.

Ed allora i milanesi Maxophone si sono incaricati di aprire la serata riproponendo i brani del loro primo (ed unico, finora) album, riarrangiati ed ottimamente eseguiti dalla formazione attuale, che conta due membri storici, Alberto Ravasini (voce, chitarre e tastiere) e Sergio Lattuada (pianoforte, tastiere e voce), affiancati dai nuovi elementi, ovvero Marco Croci (basso e voce), Carlo Monti (batteria, percussioni e violino) e Marco Tomasini (chitarre e voce), ed hanno lasciato poi il palco all’astigiana Locanda Delle Fate, ai cui membri originali, Leonardo Sasso (voce), Luciano Boero (basso e voce), Giorgio Gardino (batteria e percussioni) ed Oscar Mazzoglio (tastiere) si sono uniti Maurizio Muha (pianoforte, Minimoog e tastiere) e Massimo Brignolo (chitarra solista e ritmica).

Un’ora e mezza a testa, da buoni amici, e l’impressione chiara che fra i distinti signori impegnati sul palco a trarre il meglio dai loro strumenti, ed i tanti, sicuramente più giovani, fans in platea, le distanze si siano via via annullate.

Anche coloro che erano venuti per pura curiosità, o perché convinti dagli amici ad assistere ad un concerto un po’ diverso dal solito, e quindi non i “progster” più incalliti, si sono lasciati coinvolgere da questa musica che, richiedendo una certa attenzione nell’ascolto, necessariamente trasporta l’ascoltatore verso un approccio diverso.

Qui non c’è bisogno di “pogare”, di “fare i cori”, di “battere insieme le mani”, di ripetere queste ritualità ormai scontate e decisamente inflazionate nei concerti rock: qui la musica si ascolta, con la testa e con il cuore, si seguono le melodie, si viaggia con l’immaginazione perché il progressive, fra i vari pregi che porta con sé, ha la capacità di evocare immagini, e di permettere ad ognuno di effettuare il proprio personale volo di fantasia.

E’ e rimane, almeno a livello di gruppi italiani, un genere, come detto, di nicchia, come ha simpaticamente ironizzato il corpulento Leonardo Sasso durante lo show, (chiedendosi, fra l’altro, di quali dimensioni dovesse essere tale nicchia, per contenerlo tutto…!!!), e quindi ben difficilmente attirerà folle oceaniche o adunate da stadio; tuttavia gli appassionati ci sono, sono molti, ed il fatto che siano giunti numerosi ad un appuntamento con due band che erano letteralmente sparite da oltre trent’anni è un segnale forte ed importante.

Occasioni come queste, in cui due o più gruppi presentano la loro musica in situazioni di medie dimensioni, potrebbero anche diventare una sorta di plot, di appuntamento da ripetersi periodicamente, coinvolgendo anche le altre numerose band italiane che hanno ripreso in mano strumenti e spartiti dando una rinfrescata al loro repertorio.

Il fatto che molti di questi musicisti, tuttora qualitativamente superiori alla media, abbiano in programma nuovi progetti e nuovi brani, non chiede altro che ci siano luoghi in cui potersi esibire dal vivo, con la certezza che gli appassionati, vecchi e nuovi, non attendono altro che occasioni di questo tipo per venirli a vedere e ad ascoltare, magari portandosi dietro borsate di vinili e/o cd da farsi autografare.

Se si riuscisse, davvero, a creare un circuito virtuoso di questo tipo, alla lunga il numero di persone interessate non farebbe altro che crescere, assumendo una stabilità che, probabilmente, spingerebbe altre band a “farci un pensierino”; l’idea non è affatto campata per aria, vista la risposta del pubblico.

In un periodo in cui le piccole realtà che propongono musica dal vivo preferiscono spesso optare per situazioni artisticamente di livello decisamente inferiore ma che offrono un maggiore ritorno economico, vanno salutati con grande rispetto quei locali che, con una visione di più lungo periodo, optano per situazioni che, pur essendo, forse (ma neppure tanto, in fondo) meno premianti nel breve periodo, tentano di creare un rapporto duraturo con i fans.

La cronaca di una bella ed intensa serata, animata dalle due band che hanno suonato insieme, ed accolta con calore e passione dal pubblico, testimonia che anche la qualità, seppur faticosamente, paga… ed allora perché non insistere???

 

 

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In dettaglio

  • Data: 2012-04-21
  • Luogo: BluesHouse, Milano
  • Artista: Maxophone + Locanda delle Fate

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