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È uscito Sono Qui, nuovo singolo della cantautrice Pellegatta

Il singolo, che anticipa il nuovo album di inediti, è stato presentato con uno showcase sulle piattaforme social dell’artista milanese.

di Francesca Bignami

Sono passati quattro anni dall’ultimo disco di Manuela Pellegatta, in arte semplicemente Pellegatta, non certo per mancanza di fantasia ma a voler sottolineare la coincidenza tra persona e artista. Nascendo artisticamente come busker, Pellegatta ha sentito forse ancora più forte di altri cantautori la mancanza di poter suonare dal vivo in questo anno da dimenticare per le ragioni che tutti ben conosciamo. Ma lei è una tosta, che non si lascia scoraggiare e non smette mai di sperimentare, mossa da curiosità e passione per tutto ciò che gravita intorno alla musica, la sua vita.

E così in questi mesi, nonostante le tante limitazioni forzate, con il produttore Paolo Iafelice e tutto il team di Adesiva Discografica ha continuato a lavorare al nuovo disco, anticipato dall’uscita del singolo Sono qui, disponibile sulle principali piattaforme di streaming. Un brano scritto di getto, pensando alle tante videochiamate e messaggi con le persone amiche e care che in questi ultimi mesi non era possibile vedere per la necessità di distanziamento sociale. Due parole semplici eppure così importanti, volte a trasmettere la propria presenza nonostante la lontananza. Come recita il brano, in fondo basta chiudere gli occhi e il miracolo avviene, le persone tornano vicine e si dimenticano le partenze e i ritorni. Si ascoltano pensieri e si scacciano i demoni, sentendosi finalmente tutti un po’ più leggeri.

Il singolo è stato presentato in uno showcase in anteprima lo scorso11 dicembre durante una diretta multipiattaforma sui social di Pellegatta con vari ospiti, tra cui Sara Velardo, cantautrice e musicista. Nei prossimi giorni è prevista anche l’uscita del video di questo brano realizzato dal regista Alessandro Cracolici e dalle protagoniste Adele Di Giovanni e Martina Di Riccio, ballerine e direttrici della Maade Ensamble, un ensemble che si occupa prevalentemente della divulgazione della danza contemporanea e più generale dell’arte coreutica in tutte le sue forme.

In attesa di ascoltare il nuovo album che verrà pubblicato nel 2021, abbiamo contattato Manuela nella sua casa immersa sugli Appennini modenesi, per chiederle qualcosa in più del singolo e dei progetti in corso d’opera.

Raccontaci come è nato il singolo che anticipa l’album di inediti e come hai scelto di promuoverlo, attraverso un’iniziativa veramente creativa.
Tutto nasce da queste due parole: “sono qui”. Concludevo così i messaggi e le videochiamate con le persone che non potevo vedere perché il distanziamento ha davvero reso importante a livello emotivo la necessità di essere presenti comunque, anche se da lontano. E quindi ho deciso di utilizzare questo mio messaggio facendolo diventare virale tra le persone che mi conoscono. A loro ho infatti chiesto di mandarmi un breve video con la loro immagine, dicendo dove si trovassero e concludendolo con le parole “sono qui”. Titolo del mio singolo, ma anche voglia di esprimere vicinanza in questo momento così complicato. La diffusione, inizialmente solo su mia richiesta tra gli amici più intimi, si è poi allargata a tanti che hanno scelto di aderire spontaneamente a questa iniziativa che non credevo potesse trovare tanto seguito. Ammetto che inizialmente l’ho fatto quasi egoisticamente, per sentirmi ancora parte - attraverso le loro voci e i loro volti - del mondo che ho abbandonato, dalla mia Milano alla scena della musica. Mi sono però resa conto, ricevendo e visualizzando i contributi ricevuti, che questo piccolo gesto ha fatto sentire bene tutti coloro che l’hanno realizzato e ciò mi ha fatto davvero tanto piacere. È mia intenzione, una volta pubblicati tutti i filmati, raggrupparli in un unico video, per poter ringraziare i protagonisti del tempo dedicato. Un modo per mettere tutti in connessione, e ce n’è tanto bisogno in questo periodo.

Paolo Iafelice, parlando dell’album in uscita, durante lo showcase ha anticipato che sarà parecchio diverso rispetto al precedente “Tre minuti di sbagli”, sia per quanto riguarda l’impianto sonoro che per la stesura testuale e anche per la visione d’insieme pur restando, naturalmente, sempre riconoscibile. Com’è stato lavorare ad un progetto così importante e di svolta in una situazione a tratti “surreale” come quella vissuta nei mesi scorsi?
Guarda, è stato davvero strano perché io e Paolo ci siamo salutati il primo weekend di Marzo, prima della chiusura totale. Avevo appena finito di fargli sentire le canzoni che avrebbero fatto parte del nuovo album e avevamo lavorato insieme sull’arrangiamento di alcuni brani e quello stesso giorno hanno reso ufficiale il lockdown pressoché totale, in vigore dalla mezzanotte. Sono dovuta quindi tornare in fretta e furia al mio paese in Emilia per non rimanere bloccata a Milano e ci siamo salutati con un grande punto di domanda sul futuro: cosa facciamo adesso? Riusciremo a far uscire comunque l’album entro l’anno? Nei giorni seguenti abbiamo deciso di far uscire il singolo Sono Qui e intanto di lavorare ‘a distanza’ sulle voci e sulle chitarre degli altri pezzi. Per queste ultime abbiamo coinvolto Sara Velardo (qui insieme nella foto), anche lei cantautrice e musicista e parte integrante della famiglia di Adesiva Discografica. Nei mesi seguenti abbiamo creato una serie di collegamenti in cui il lavoro sull’album è proseguito: un lavoro non certo facile non essendo tutti e tre nello stesso studio e dovendo far combaciare voci, microfoni e strumenti e nel contempo seguire le indicazioni tecniche di Paolo. Per fortuna sono riuscita, grazie anche al prezioso aiuto di Fabrizio Fini, mio fonico nonché compagno di vita, a creare un piccolo studio di registrazione qui a Groppo (la Heidi Records) e a lavorare sui suoni e sulla voce a livello professionale. È stato un vero e proprio lavoro di taglia e cuci, di assemblamento di tutti gli elementi: un percorso sicuramente più impegnativo e più diluito nel tempo ma anche benefico, perché questa intercomunicazione continua ci ha permesso di restare in contatto quotidianamente e poterci sentire più vicini. Per quanto riguarda il disco nuovo, non voglio anticiparvi troppo, se non che sarà anche il risultato di sperimentazioni vocali e sonore con loopstation e synth.

Recentemente hai dato una bella sterzata alla tua vita con il trasferimento da Milano a Groppo, una delle frazioni di Riolunato, paese che conta meno di 1.000 abitanti in provincia di Modena, ai piedi del Monte Cimone. Una scelta che immagino abbia influito sul tuo modo di vivere la musica, essendo sicuramente diverso il contesto nel quale essa si muove.
Mi sono trasferita da Milano per questioni familiari legate alla professione di Fabrizio, ora fonico a Modena, così da poter stare tutti insieme con il bimbo piccolo. Ma ho sempre pensato a questo cambiamento, abbastanza radicale se vogliamo, come a qualcosa che in qualche modo potesse farmi crescere e così in effetti è stato. Ne troverete traccia anche nell’album nuovo, nella sensibilità verso tematiche ambientali e sociali. Purtroppo non ho ancora avuto modo di verificare e inserirmi nell’ambiente della musica dal vivo nel modenese, perché poco dopo il trasferimento è scattato il lockdown che ha azzerato tutte le aspettative per i musicisti, ovunque si trovassero. Sono comunque convinta che se hai volontà e fiducia è possibile realizzare i propri progetti e investire sulla propria musica a prescindere da limiti imposti e luoghi in cui ci si trova. E questa nuova tragedia collettiva ci impone di trovare soluzioni. Nel mio caso, essendo musicista, alla fine se ti crei un buon canale streaming e un percorso di comunicazione efficace il tuo progetto puoi portarlo fino in fondo. È ovvio poi, come contraltare, che se viene a mancare tutta la parte live un problema c’è. Non ho mai interrotto per fortuna con le altre mie attività e mai come in questi mesi sono state essenziali le lezioni impartite on line di ukulele e chitarra. Milano mi manca, mi manca molto, anche se non l’ho mai vissuta appieno per la pigrizia che da sempre mi contraddistingue. Come dicevi prima tu, mi manca la strada, mi mancano le persone che si interfacciavano con me attraversano la musica. Ma spero di ritrovarle anche qui quando sarà possibile.

Per concludere vorrei che spendessi due parole sul progetto Unisona Collettiva di cui fai parte, a testimonianza che la necessità di esprimersi in un momento in cui questo non viene reso possibile, trova una soluzione forte e potente laddove vi è unione di energie creative e condivisione.
In questo periodo di isolamento forzato sono nate delle preziose collaborazioni. Nella settimana del Festival di Sanremo, quindi appena prima della chiusura totale, sono stata coinvolta in diverse situazioni musicali, tra cui l’Attico Monina e anche con la rassegna “Sanremo senza confini” organizzata da L’Isola nella sede del Club Tenco, dove ho potuto esibirmi. In quelle occasioni la mia strada ha incrociato quella di altre cantautrici, con le quali ho condiviso tanti momenti di quelle giornate pervase di musica in ogni angolo della città sanremese. Con alcune di esse si è deciso di dare vita ad un collettivo di artiste, 'Unisona Collettiva', della quale ora fanno parte Sara Romano, Sue, Laf, Agnese Valle, Chiara Gargano, Eleonora Betti, Giulia Mei, ChiaraBlue e Chiara White. Un collettivo di cantautrici con storie, percorsi, età e backgrounds differenti ma unite dal comune valore di credere nella musica come continua ricerca e sperimentazione. Insieme stiamo realizzando vari progetti musicali e un primo riconoscimento l’abbiamo ottenuto al Premio Zonta con un ottimo secondo posto con il nostro brano Ninna Terra.

 

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